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L’implantologia del terzo millennio

L’IMPLANTOLOGIA DEL TERZO MILLENNIO

Impianto Impianto L’implantologia OSTEOINTEGRATA prevede il posizionamento nell’ osso dell’impianto, che può avere diverse forme, diametri e lunghezze e che, nella maggior parte dei casi ? in titanio.

L’implantologia e’ attualmente il settore dell’odontoiatria ove il fermento e la crescita culturale hanno determinato un’importante evoluzione e,……

……….da una condizione quasi pionieristica all’ inizio, si è arrivati oggi ad un alto livello scientifico ed a una tecnica assolutamente predicibile. Già negli anni 50 e 60 gli impianti venivano utilizzati per la necessità di sostituire i denti perduti, ma tutto era legato alla inventiva e alla fantasia dell’odontoiatra, senza alcuna ricerca scientifica come oggi deve OBBLIGATORIAMENTE e GIUSTAMENTE essere effettuata. Con gli anni 70 e 80 la sperimentazione ha finalmente portato ad una progressiva comparsa di tecniche e metodiche standardizzate. Ciò ha permesso a noi chirurghi di poter rassicurare i nostri Pazienti sulla stabilità del risultato anche a lungo termine e ai nostri pazienti di programmare ed investire in cure che non fossero legate a variabili “sconosciute” e imponderabili. Oggigiorno non è ASSOLUTAMENTE possibile, né credibile, parlare di RIGETTO in implantologia, in quanto il rigetto è una reazione di difesa dell’organismo verso un corpo estraneo che l’ organismo riconosce come tale. Non può questo avvenire in implantologia in quanto i prodotti implantari, che attualmente vengono utilizzati e che per legge devono essere certificati ed avere un codice che ne permetta la riconducibilità al lotto di produzione, che il paziente può avere, sono costituiti da materiale che non può dare reazioni di rigetto in quanto l’organismo non lo riconosce come corpo estraneo, condizione indispensabile perché il rigetto avvenga. Altrettanto importante da sapere è che le tecnologie attualmente a disposizione possono essere d’aiuto a noi Professionisti e ai nostri Pazienti, per evitare l’intervento “senza sorprese “.

 

Cosa si vuol dire con questo?

Qualche decennio fa non avevamo a disposizione un mezzo d’ indagine diagnostica che ha fatto la differenza in implantologia e in molti altri settori della medicina, la T.A.C. che, nel caso dei mascellari, si chiama DENTANSCAN. Con questa indagine possiamo sapere molto di più rispetto alla radiografia tradizionale, la cosiddetta panoramica, che ci dice solo l’ALTEZZA dell’osso a disposizione, ma nulla più. Attraverso il dentascan possiamo conoscere lo SPESSORE dell’osso oltre alla sua altezza e, cosa importantissima, anche la QUALITA’ e quindi le caratteristiche per poter programmare (o non programmare) un intervento in sicurezza. Non solo: attraverso le ricostruzioni tridimensionali, possibili dall’ esame TAC, possiamo anche avere la simulazione della morfologia delle strutture ossee sì da possedere i modelli del distretto dei mascellari che andremo ad operare. Se, per esempio, dobbiamo trattare un paziente anziano, come spesso ci capita, che può presentare anche una situazione di osteoporosi avanzata, possiamo sapere con certezza la densità dell’ osso a livello dei mascellari e quindi valutare se e come posizionare gli impianti e con che caratteristiche di superficie, dimensioni e in che numero. Attualmente non v’è dubbio che laddove si voglia posizionare uno o più impianti l’intervento possa essere effettuato. E ovvio che debbano coesistere 2 condizioni fondamentali:

 

1. è l’ assenza di controindicazioni generali e locali all’intervento implantologico. Sono in generale, tutte quelle situazioni gravi in cui il paziente non può essere sottoposto ad alcun intervento chirurgico perché, per esempio, affetto da grave cardiopatia o perché diabetico scompensato. Quindi stiamo parlando di condizioni cliniche gravi e locali, come la presenza di infezioni o di infiammazioni, che dovranno prima essere risolte. In realtà le controindicazioni, come si può percepire, sono molto poche;

 

2. è la presenza di osso per poter posizionare gli impianti. Per fortuna questo attualmente non rappresenta più un problema in quanto noi chirurghi abbiamo a disposizione tecniche rigenerative e ricostruttive che ci permettono, anche laddove non vi sia la minima quantità di osso, di ricostruirlo per poter contestualmente od in un secondo tempo posizionare gli impianti. Si dice che è necessaria la presenza di osso in quanto l’implantologia moderna ed attuale, scientificamente provata con migliaia di ricerche effettuate in tutto il mondo è l’ IMPLANTOLOGIA PER OSTEOINTEGRAZIONE, ove è richiesto il posizionamento endoosseo degli impianti. Vi sono anche altre tecniche che possono essere applicate ma non hanno sicuramente la validità scientifica e la predicibilità, sia a breve che lungo termine, di questa metodica la cui efficacia è universalmente riconosciuta.  Possiamo quindi con certezza affermare che se vi sono le indicazioni, in assenza di controindicazioni, oggigiorno è sicuramente possibile il posizionamento degli impianti a tutte le età poiché anche in assenza di osso questo può essere ricostruito.

 

Dando per scontato quindi che in molte condizioni si possa ormai effettuare l’implantologia e che questa dia risultati stabili e duraturi nel tempo, le domande che più frequentemente vengono poste dai nostri pazienti sono: è una tecnica dolorosa? Quanto tempo è richiesto per completarne il trattamento? Alla prima domanda possiamo tranquillamente rispondere di no, per il semplice motivo che oggigiorno è nostro dovere fare sì che il paziente non senta mai dolore ed è nostro dovere sia per la “compliance” del paziente sia perché ci sono gli strumenti affinché il paziente non soffra. Gli strumenti sono gli anestetici, prima dell’intervento, che in dose e in forma diversa vengono utilizzati in funzione del tipo di intervento e i farmaci antidolorifici e antinfiammatori associati agli antibiotici che vengono utilizzati durante e dopo l’intervento. Chiaramente saranno presenti delle sequele in funzione del tipo di intervento: sequele come l’ edema, cioè il gonfiore che sarà di entità diversa ovviamente nell’ intervento semplice come dopo il posizionamento di uno o pochi impianti. Potrà anche non essere presente, oppure sarà evidente dopo il posizionamento di un numero considerevole di impianti e così anche gli ematomi potranno essere presenti negli interventi più importanti.

 

Sono queste le sequele normali delle quali il paziente deve essere informato, anche per poter programmare la sua attività nei giorni successivi all’intervento implantologico, ma non sono certamente complicanze. Quanto tempo richieda il completamento di un trattamento implantologico prevede una risposta decisamente più articolata in quanto l’intervallo è compreso tra un minimo di pochi giorni fino a molti mesi ed anche più di un anno. La tempistica è standardizzata in funzione della quantità e qualità ossea presente e quindi possiamo dire che in presenza di condizioni ossee ideali, dal punto di vista quantitativo e qualitativo, come possiamo trovare nelle zone del mento, zona mandibolare anteriore, possiamo utilizzare la innovativa metodica del carico immediato che consiste nel posizionamento, a fine intervento, del provvisorio cementato o avvitato, fisso, in grado di dare un ottimo confort ai nostri pazienti, sopratutto quei pazienti dove sia stata necessaria l’estrazione degli elementi naturali ad inizio dell’intervento per sostituirli, appunto, con gli impianti,; pazienti che quindi non sono abituati a rimanere anche solo per poco tempo senza denti.

 

Ovviamente la situazione opposta è la completa assenza di osso a disposizione nella zona ove è necessario il posizionamento degli impianti. Ebbene, in queste zone sarà necessario prima ricostruire l’osso con le diverse metodiche chirurgiche a nostra disposizione e successivamente posizionare gli impianti. Sono queste frequentemente le situazioni che normalmente capitano alla nostra osservazione quando si interviene nelle zone posteriori dei mascellari superiori ove, indipendentemente dall’ età dei nostri pazienti, anche se molto giovani, raramente troviamo la quantità e qualità ossea minima indispensabile per effettuare l’intervento implantologico. Ecco che si renderà necessario l’ intervento ricostruttivo che, nei casi più semplici, potrà anche essere contestuale all’intervento implantologico, ma nei casi più complessi dovrà invece precederlo anche di molti mesi, in funzione delle tecniche di innesto, onde permettere la stabilizzazione dell’innesto osseo posizionato.

 

(studio dentistico di padova)

 

Prof. M. Finotti Padova (PD) Collaboratore di Dentisti Italia
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Apparecchio ortodontico invisibile

L’Apparecchio Invisibile, è un moderno strumento di correzione ortodontico, che va a sostituire l’antiestetico apparecchio dentale tradizionale. E’ composto da una serie di mascherine in plastica trasparente, da applicare una alla volta per un periodo che il dentista avrà cura di indicare. Ogni mascherina corrisponde ad una precisa fase del trattamento medico. Esse, mediante notevoli proprietà elastiche, sono in grado di agire sui denti storti, una forza costante in grado di riallineare le arcate e veicolare i suddetti denti verso direzioni corrette desiderate. È uno strumento estremamente innovativo e funzionale. La sua trasparenza è l’indubbio valore aggiunto che fa dell’Aparecchio Invisibile uno degli strumenti più richiesti dai pazienti. Inoltre le mascherine sono semplici da rimuovere e reinserire, e permettono al malato di svolgere con tranquillità le normali operazioni di igienizzazione giornaliera e di consumare con calma i pasti. Sono comode da portare: un piccolo periodo per abituarsi, dopodiché neanche il paziente stesso ricorda di indossarle. Ogni sei mesi è bene recarsi dal dentista per il monitoraggio della situazione e la valutazione del lavoro svolto dalle mascherine.

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Faccette estetiche

faccette dentali

Faccette estetiche

Le faccette estetiche sono sottili lamine in ceramica in grado di correggere denti usurati malformati, fratturati o fortemente macchiati

Recentemente due pratiche particolari dell’odontoiatria hanno destato l’attenzione di un gran numero di pazienti. Parliamo nello specifico delle Faccette Dentali e dell’Apparecchio Invisibile.  Le faccette dentali sono in pratica dei corpi esterni in porcellana che simulano le normali forme degli elementi dentali. Vengono cementate dal medico sulla superficie esterna visibile dei denti anteriori spezzati o rovinati. Lo spessore medio di tali faccette è di circa 0,5 – 0,7 millimetri.
L’iter per l’applicazione delle faccette è più semplice di quanto si possa pensare. Inizialmente il medico prende l’impronta dentale del paziente. I denti durante la prima visita vengono inoltre preparati alla futura applicazione degli elementi di porcellana. Tale preparazione risulta essere estremamente conservativa e viene eseguita sullo strato più superficiale del dente, lo smalto, di per se già ottimo ai fini dell’adesione delle faccette. Il paziente viene poi dimesso dopo l’applicazione di faccette provvisorie. Il laboratorio odontotecnico nel frattempo costruisce quelle definitive. In un appuntamento seguente il medico valuta le fattezze delle faccette definitive, il loro colore e la loro forma, che devono risultare estremamente simili agli originali colori e forme dei denti naturali del paziente.
Soddisfatti questi particolari parametri, le faccette vengono cementate sulla superficie di smalto precedentemente preparata. I cementi utilizzati hanno colore simile a quello dei denti. Le faccette risultano essere estremamente resistenti. Nonostante tutto il paziente è tenuto a fare attenzione durante la masticazione di cibi duri, onde evitare che la ceramica si spezzo o si fratturi.

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Laser a diodi

LASER A DIODI IN ODONTOIATRIA

puntale puntale puntale con raggio di puntamento attivato

Laser a diodi in odontoiatria

Cenni di funzionamento, caratteristiche e applicazioni

laser ed endodonzia laser ed endodonzia sterilizzazione del canale endodontico

 

 

 

 

 

 

 

 

Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation, questo è il significato dell’acronimo L.A.S.E.R. e già da tale definizione si deducono le peculiarità del raggio, che trova in medicina numerose applicazioni.

 

 

Il Laser è una radiazione elettromagnetica con specifiche caratteristiche:

 

a) frequenza e lunghezza d’onda ben precisa (monocromaticità);

b) direzionalità cioè collimazione del raggio senza divergenza;

c) coerenza, ovvero i fotoni sono sincroni con le stesse oscillazioni nel tempo e nello spazio.

 

È una radiazione corpuscolata, generata dal movimento di cariche elettriche o dal passaggio da diversi livelli energetici di atomi o molecole. Prima di esaminare gli usi del Laser a Diodi in odontoiatria ritengo opportuno dare un accenno alle caratteristiche generali del Laser e ai meccanismi che portano alla produzione di un raggio stesso. Quando un elettrone (e-) passa da un livello energetico ad un altro provoca nell’atomo una variazione di energia (ΔE) in tale modo: se l’elettrone passa a un livello superiore l’atomo acquista energia, se invece passa a un livello inferiore l’atomo cede energia. Nel primo caso si otterrà un assorbimento di un fotone e nel secondo caso una emissione di un fotone. L’emissione può essere: Spontanea o Stimolata (Laser)

 

Il Laser è costituito schematicamente da quattro strumenti:

 

1. Materiale attivo: materiale con una popolazione di atomi in opportuni livelli energetici, che possono essere di tipo solido, gassoso, liquido o a semiconduttori.

2. Azione di pompaggio: serve per mantenere gli atomi in uno stato energetico per ottenere l’emissione di fotoni.

3. Cavità risonante: contiene il mezzo attivo ed è costituito da due specchi disposti l’uno di fronte all’altro in modo che la radiazione passa ripetutamente attraverso il mezzo attivo “amplificando” l’azione di quest’ultimo.

4. Sistema di raffreddamento.

 

Riferendoci solo al Laser a Diodi, si può aggiungere che è costituito da un materiale attivo a semiconduttore e il meccanismo di pompaggio si ottiene scaricando corrente elettrica. In un semiconduttore gli atomi fanno parte di un reticolo cristallino, e non viene presa in considerazione una ΔE tra livelli, ma si considerano i vari raggruppamenti (BANDE). Le Bande in assenza di eccitazione sono o piene di e- o completamente vuote. Vi sono 2 bande una detta di Valenza (con livello energetico più alto) e una di Conduzione (con livello energetico più basso). In presenza di eccitazione gli e- passano dalla B. di Valenza a quella di Conduzione, creando nella prima delle lacune. I fenomeni di assorbimento e emissione di fotoni avviene con questo scambio di e- tra le due bande. Altre caratteristiche del Laser a Diodi sono la facilità nell’uso, le di ridotte dimensioni e la grande maneggevolezza. L’emissione è nell’ambito dell’infrarosso ed ha una lunghezza d’onda di 810 o 980 nm e le potenze utilizzate in odontoiatria vanno da 0,1 a 2 Watt anche se alcuni autori parlano di applicazioni sino a10 Watt. Il fascio viene trasportato tramite delle fibre ottiche di diverso diametro da 200 a 600 micron. Può essere utilizzato in maniera continua, pulsata o con impulso singolo.

 

I raggi Laser di uso odontoiatrico sono invisibili data la loro frequenza. Il raggio Laser non essendo visibile necessita di un segnale luminoso di puntamento (di colore rosso). La peculiarità del raggio prodotto dal Diodi è quella di essere assorbito dalle sostanze scure (pigmentate) e, quindi, in ambito umano da emoglobina e melanina generando così un buon effetto emostatico. I manipoli possono variare in base alle diverse applicazioni: chirurgia, terapia o sbiancamento. Alla base degli effetti dell’interazione tra raggio Laser e tessuto biologico c’è la trasformazione dell’energia luminosa prodotta dal laser in energia termica. Tanto maggiore sarà l’incremento di temperatura e tanto più rapido sarà l’effetto vaporizzazione. L’energia assorbita dipende dall’energia emessa e quindi in parte dalla lunghezza d’onda del laser operante.

 

Schematicamente possiamo affermare che le principali interazioni con la materia sono quattro:

 

1. Assorbimento: E’ l’effetto predominante, il raggio propaga attraverso il tessuto e interagisce con atomi e molecole. A seconda della quantità di energia possiamo tagliare, vaporizzare o coagulare il tessuto.

2. Riflessione: Parte della luce laser viene sempre riflessa dopo l’impatto col tessuto comunque con intensità trascurabile. Si raccomanda per sicurezza di utilizzare le appropriate protezioni oculari.

3. Trasmissione: Parte dell’energia che viene trasmessa viene assorbita dal tessuto sottostante.

4. Diffusione: Una piccola parte dell’energia assorbita viene diffusa in nuove direzioni attraversa il tessuto e determina un effetto terapeutico e di decontaminazione.

 

Le interazioni tra Laser e tessuto sono divise in quattro specie:

 

  • fotochimica,
  • fototermica,
  • fotomeccanica,
  • fotoablazione.

 

Quella che ci riguarda maggiormente è l’interazione fototermica. Durante l’assorbimento si sviluppa calore con conseguenze diverse a seconda delle temperature raggiunte:

 

  • T=42°-60°C denaturazione delle proteine
  • T=50°-60°C coagulazione e vacuolizzazione
  • T=100° C evaporizzazione
  • T=>100°C carbonizzazione

 

Gli effetti biologici del Laser a Diodi sono:

 

• Coagulazione

• Azione antibatterica

• Stimolazione attività fibroblastica

• Accelerata eliminazione dei metaboliti intermedi

• Stimolazione dell’attività cellulare e fagocitaria

• Aumentata produzione di ATP mitocondriale

• Aumento della velocità di assorbimento dei liquidi interstiziali

• Aumentata produzione di cortisolo endogeno

• Accelerazione del ricambio tissutale

 

Il laser ha notevoli vantaggi sia in termini di qualità e confort che in termini di efficacia. I benefici del Laser sono molteplici e li possiamo dividere in benefici per il paziente e benefici per l’operatore:

 

Benefici clinici del Laser

 

  • Riduzione o assenza di anestetici
  • Emostasi
  • Assenza di gonfiore
  • Maggiore decontaminazione
  • Riduzione dei tempi di guarigione
  • Riduzione o assenza di farmaci post-operatori
  • Interventi più sicuri su cardiopatici e coagulopatici

 

Benefici professionali del Laser

 

  • Qualità dell’intervento superiore
  • Precisione nel taglio (maggiore visibilità nel taglio)
  • Gamma più ampia trattamenti
  • Riduzione tempi d’esecuzione
  • Facilità e sicurezza d’utilizzo
  • Crescita professionale
  • Soddisfazione del paziente

 

Il Laser a Diodi si presta in odontoiatria per numerose applicazioni tra cui:

 

  • Parodontite
  • Trattamento tasche gengivale
  • Innesto di gengiva: per l’incisione gengivale Gengivectomia e Gengivoplastica
  • Frenulectomia e Papillectomie orali
  • Emostasi
  • Rimozione neoformazioni (fibroma, epulide)
  • Incisione e drenaggio degli ascessi
  • Sterilizzazione dei canali fistolosi
  • Prelievo di connettivo
  • Decontaminazione canale radicolare
  • Incappucciamenti diretti
  • Decontaminazione cavità
  • Scappucciamento impianti
  • Sterilizzazione e Decontaminazione impianti
  • Perimplantiti Solco preimpronta
  • Pretrattamento dei monconi
  • Chirurgia preprotesica
  • Lesioni Afose e lesioni Erpetiche
  • Biostimolazione ATM
  • Leucoplachie e Lichen Ruben Planus
  • Sbiancamento dentario

 

È importante chiarire che il laser non deve sostituire del tutto o modificare radicalmente le metodologie di lavoro ma deve essere utilizzato in affiancamento e a sostegno degli strumenti tradizionali.

Dott. C. Romano Palermo (PA)
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